
L’impegno per il bene comune.
Siamo completamente spiazzati da un periodo di prepotenza tanto terribile. Sotto i nostri occhi impotenti vediamo eliminare sistematicamente migliaia di essere umani. Non sappiamo né cosa fare né cosa dire. La condanna di questa feroce violenza ci risuona come poca cosa visto che poi le cose continuano a protrarsi attraverso la prevaricazione costante dei diritti. La nostra generazione, quella dei figli dei figli delle guerre del ‘900, anche se non vissuti sulla propria pelle, ha ancora chiari e netti i riverberi delle violenze del nazi fascismo, quelle violenze che speravamo che si fossero estinte e che non potessero ripetersi nel nostro futuro. Un futuro che ci aspettavamo di unità e pace tra le nazioni che non a caso avevano trovato un loro unico consesso nei banchi delle Nazioni Unite.
Eppure l’essere umano non finisce mai di stupirci. Quando sembra che la follia abbia toccato il fondo, questo fondo non trova mai fine.
Stupisce un periodo, il nostro periodo, di così atroce violenza. Violenza che comincia dalle parole e dal modo di porsi già di tanti governanti. Governanti che però, e questo ci stupisce ancora di più e dovrebbe far pensare, sono stati votati e sono stati eletti proprio perché così violenti. Sembra che le epoche si contraddistinguano in ondate di furore cieco che travalicano ogni esperienza passata, ogni buon senso, ogni insegnamento che la storia ogni volta ci dà e che ci ha già fatto capire già tante volte: le prepotenze non portano mai nulla di buono.
Eppure non impariamo dal passato. Siamo distanti, ciechi, sordi. Siamo soprattutto sordi, non vogliamo ascoltare. Vogliamo prevaricare. Vogliamo vincere a tutti i costi.
Sordi al grido di dolore che proviene spesso da paesi limitrofi che cercano di sopravvivere alle mutate condizioni climatiche, perché già siamo all’interno del paventato cambiamento climatico, o che fuggono da guerre che producono fame.
Sordi alla capacità di solidarietà umana che dovrebbe essere l’insegnamento primario derivato dalle due grandi guerre del 900.
Sordi infine alla capacità di fare politica slegata dal particolarismo e dall’autoreferenzialità dell’egoismo che porta cos’ì spesso a mettersi inutilmente ad ammirare se stessi davanti ad uno specchio.
Un’anti cultura che non porta affatto al progresso dell’umanità, ma che spesso vede forti contrasti distruttivi: di nuovo popoli contro popoli. Di nuovo,perfino, le follie delle minacce atomiche.
Siamo nella posizione scomoda di essere spettatori sgomenti, ma non dobbiamo commettere l’errore di sentirci impotenti, di pensare che tanto non si può fare nulla. Non deve essere una scusa per non far niente. Mai più di oggi c’è la necessità di partecipazione democratica e di unione delle persone capaci di esprimere e riconoscersi nel bene collettivo. Bene collettivo che non è solo il bene di un popolo, ma di un’unica umanità che ormai si trova in un mondo tanto piccolo. Mai più di oggi serve capire che c’è necessità che tutti si occupino in prima persona del bene comune. Dobbiamo essere coscienti che l’arrivo di un’alba, l’alba del bene comune, non sia scontata. Dobbiamo capire come tale alba abbia veramente la necessità di essere costruita e desiderata con l’impegno di tutti: minuto dopo minuto, ora dopo ora!
L’alba arriverà!
