Concorso di Progettazione in due fasi per la realizzazione del “Parco della Giustizia di Bologna”
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Luogo: Bologna (BO)
Data: 2023
Intervento: Concorso internazionale di progettazione in due fasi per la realizzazione del “Parco della Giustizia di Bologna”
Committente: Agenzia del Demanio
Esito: progetto SECONDO CLASSIFICATO
Stato: Concluso
Ruolo: progettisti e specialisti per il restauro e la riqualificazione del patrimonio vincolato
Gruppo di lavoro: Snøhetta, Engeko (Cappogruppo), arch.Andrea Nonni, Demogo Studio di Architettura, CHVL Architetti Associati, CZstudio Associati, SUMs Architects, AMAA, dr. agr. Anna Letizia Monti, ing. Ezio Rendina via Meravigli, dott. geol. Roberto Salucci, dott.ssa Irene Berlingò







La dimensione del tempo guida il progetto e il suo rapporto con il contesto del paesaggio urbano e naturale, suggerendo un modo di leggere i nuovi spazi in continuità con la tradizione monumentale e la topografia urbana.
La strategia di valorizzazione degli immobili di archeologia industriale, prevede interventi puntuali sugli edifici esistenti: innesti, piccole estensioni e restauri, per migliorarli, collegarli tra loro e ridare valore alla loro funzione.
Il tema centrale è la “voce” degli edifici, cioè la loro composizione attuale, oggi incompleta ma ricca di potenzialità. Il progetto ne raccoglie la memoria storica e la utilizza come base per costruire il futuro degli spazi della STA.VE.CO. da trasformare in citta della Giustizia, e dunque articolarli secondo una notevole complessità funzionale. I frammenti esistenti diventano così parte di un’architettura più ampia, capace di dialogare con la città. L’idea di architettura come frammento e come infrastruttura guida il nuovo sistema del ring, dispositivo architettonico distributivo che mette ordine tra gli edifici oggi disorganici.
Alla scala urbana, il progetto vuole ricucire il rapporto interrotto tra l’area dismessa e l’identità estetica di Bologna. L’obiettivo è creare una nuova atmosfera per la STA.VE.CO., ristabilendo un equilibrio tra gli edifici abbandonati e la vita della città, tra gli spazi e le persone, a partire dal suolo stesso del brano di città oggi dismesso.
L’intervento interpreta quest’area come una cerniera tra il centro storico e il paesaggio naturale. Da spazio frammentato, diventa un nuovo pezzo di città, connesso al contesto paesaggistico e capace di recuperare continuità. Il sito si trova in una zona di passaggio tra natura e urbano e offre l’occasione di collegare questi due mondi. In questo senso, i Giardini Margherita diventano il vero ingresso al progetto, un “foyer” che introduce verso le colline.
